La coproduzione condizionata, nota anche come originazione interdipendente, in lingua pāli paticca samuppada, è uno dei concetti centrali nell’insegnamento del Buddha. Questo insegnamento ci conduce attraverso un intricato inseguirsi di cause ed effetti, rivelando come ogni fenomeno emerga in relazione a una rete di condizioni.

Nel cuore di questa dottrina si trova l’idea che nulla esista in modo isolato. Ogni cosa, ogni esperienza, ogni stato di coscienza è interconnesso e dipende da una serie di fattori. La coproduzione condizionata ci invita a esplorare questa danza sottile tra le cause e gli effetti, portandoci a una profonda comprensione della realtà e alla liberazione. 

Nella sua formulazione base, che si ritrova in numerosi sutta considerati storicamente i più antichi, il Buddha riporta questo principio di causa ed effetto in questo modo:

Quando c’è questo, quello viene ad esistere.
Con il sorgere di questo, quello sorge.
Quando non c’è questo, quello non viene ad esistere.
Con la cessazione di questo, quello cessa.   

AN 10.92 Bhaya Sutta – avversione

Questo ci permette di operare su di noi, nella forma dei pensieri, parole e azioni. Nell’ottuplice sentiero c’è il fattore del retto sforzo, proprio orientato a far sorgere stati mentali salutari e a mantenerli, e non far sorgere gli stati mentali non salutari ed evitarne il sorgere. Grazie a questo insegnamento possiamo aiutarci riconoscendo le cause di questo sorgere e svanire, per addestrarci alla via del Dharma.

Che la coproduzione condizionata sia un insegnamento importante il Buddha lo rimarca in altri sutta, tra cui questo particolarmente importante:

Ora il Beato ha detto questo: “Chi vede l’originazione dipendente vede il Dhamma; chi vede il Dhamma vede l’originazione dipendente”. E questi cinque aggregati influenzati dall’attaccamento sorgono in modo dipendente. Il desiderio, l’indulgenza, l’inclinazione e il trattenere basati su questi cinque aggregati influenzati dall’attaccamento sono l’origine della sofferenza. La rimozione del desiderio e della lussuria, l’abbandono del desiderio e della lussuria per questi cinque aggregati influenzati dall’attaccamento è la cessazione della sofferenza.’ Anche a questo punto, amici, molto è stato fatto da quel bhikkhu.

MN 28 L’orma dell’elefante (traduzione da Bhikkhu Bodhi)(italiano)

Coproduzione condizionata: i dodici anelli

Esistono numerose formulazione della catena di coproduzione condizionata, tutte basate sul principio che l’esistenza di qualcosa condiziona l’esistenza di qualcos’altro. La formulazione più comune è formata da dodici anelli, o cause, in pāli nidāna, come la ritroviamo in questo sutta:

“Monaci, vi descriverò e vi analizzerò le coproduzioni condizionate.
“E cos’è una coproduzione condizionata?

1.Dall’ignoranza come condizione

2.                          derivano le formazioni karmiche.

3.Dalle formazione karmiche come condizione deriva la coscienza.

4.Dalla coscienza come condizione derivano il nome e la forma.

5.Dal nome e dalla forma come condizione derivano i sei sensi.

6.Dai sei sensi come condizione deriva il contatto.

7.Dal contatto come condizione derivano le sensazioni.

8.Dalle sensazioni come condizione deriva la brama.

9.Dalla brama come condizione deriva l’attaccamento.

10.Dall’attaccamento come condizione deriva il divenire.

11.Dal divenire come condizione deriva la nascita.

12.Dalla nascita come condizione si producono l’invecchiamento e la morte, il dolore, i lamenti, l’angoscia e la disperazione.

Tale è l’origine di questa massa intera di dolore e sofferenza.

SN 12.2: Paticca-samuppada-vibhanga Sutta – Analisi delle coproduzioni; i numeri sono stati aggiunti per chiarezza

Riportiamo per comodità in caso si voglia cercare nei sutta anche i nomi in pāli dei nidāna:

  1. Ignoranza: avijjā
  2. Formazioni karmiche: saṃkhāra
  3. Coscienza: viññāṇa
  4. Nome e forma: nāma-rūpa
  5. Sei basi sensoriali: saḷāyatanaṃ
  6. Contatto: phassa
  7. Sensazione: vedanā
  8. Brama (sete): taṇhā
  9. Attaccamento: upādāna
  10. Divenire:  bhava
  11. Nascita: jāti
  12. Vecchiaia e morte:  jarāmarana

Meditare sulla Coproduzione condizionata

Una forma molto importante di passare dalla teoria alla pratica è quello di usare il ciclo dei dodici anelli come forma di meditazione.

Il Buddha indica queste pratiche in alcuni sutta, operate in diversi modi. Si può meditare “in avanti”, partendo dall’ignoranza (le volizioni sono le formazioni karmiche):

E cosí invero, mediante la totale rimozione e dissoluzione dell’ignoranza si dissolvono le volizioni, dissolvendosi le volizioni si dissolve la coscienza [individuale], dissolvendosi la [coscienza] si dissolvono nome e forma, dissolvendosi nome e forma si dissolve la sestupla sede [della percezione], dissolvendosi la sestupla sede si dissolve il contatto, dissolvendosi il contatto si dissolve la sensazione, dissolvendosi la sensazione si dissolve la sete, dissolvendosi la sete si dissolve l’attaccamento, dissolvendosi l’attaccamento si dissolve il divenire, dissolvendosi il divenire si dissolve la nascita, dissolvendosi la nascita si dissolvono invecchiamento e morte, afflizione, pianto, dolore, pena ed angoscia; questa è la dissoluzione dell’intero complesso del dolore

Mahāvagga, I, 1, 1-3, da Karma e rinascita nel pensiero indiano, Wilhelm Halbfass

Si può anche meditare in altri modi, ad esempio osservando i dodici anelli al contrario, come riportato nel Dizionario del Buddhismo di Philippe Cornu:

Si immagina un cadavere davanti a sé e si prova a comprendere perché si muore, e così via.

  1. Da cosa deriva il fatto che si invecchia e si muore? Deriva dal fatto che si nasce, poiché tutto ciò che nasce da cause e condizioni è impermanente e destinato a morire.
  2. Da cosa deriva il fatto che si è nati? Deriva dal divenire, che ci spinge a continue rinascite.
  3. Da cosa deriva il divenire? Deriva dall’attaccamento all’esistenza secondo un meccanismo di soddisfazione dei desideri, e dell’appropriarsi degli oggetti concupiti, cosa che ci spinge a voler continuare a esistere.
  4. Da cosa deriva la presa o l’appropriarsi? Dal desiderio o sete di possedere.
  5. Da cosa deriva la sete o desiderio? È motivata dalla sensazione prodotta in precedenza dal contatto con l’oggetto del desiderio. La sensazione provata ci spinge a ripetere l’esperienza.
  6. Da cosa deriva la sensazione? Dal contatto con l’oggetto del desiderio.
  7. Da cosa deriva il contatto? Il contatto è l’incontro tra organo sensoriale, oggetto del senso e corrispondente coscienza sensoriale; proviene quindi dalle sei sorgenti dei sensi.
  8. Da cosa derivano i sei sensi? Dai cinque aggregati che costituiscono la base della “personalità”, rappresentati dal corpo (forma) e dal nome.
  9. Da cosa deriva il nome-e-forma? Dalla coscienza che si è formata di nuovo e si è data un corpo da abitare e un nome con cui si identifica.
  10. Da cosa deriva la coscienza? La coscienza di questa vita proviene dalla forza compulsiva indotta dai condizionamenti karmici antecedenti impressi nella coscienza antecedente. Viene, cioè, dalle “formazioni karmiche”, che sono la forza delle tracce karmiche del passato.
  11. Da cosa derivano le formazioni karmiche? Dall’ignoranza della nostra vera natura e dalla confusione che ne segue, che ci spinge ad agire in modo sconsiderato.

Questo modo di risalire dagli effetti alle cause evidenza la seconda nobile verità, la verità dell’origine della sofferenza. Si può seguire anche l’ordine delle cessazioni: la fine della vecchiaia-e-morte dipende dalla fine della nascita; la fine della nascita dipende dalla fine del divenire ecc., mettendo così in risalto la terza nobile verità, ossia la verità della cessazione.

Dizionario del Buddhismo, Philippe Cornu, Bruno Mondadori, voce “interdipendenza”

REFERENZE

Considerazioni sulla coproduzione condizionata, esposizione di Sirimedho Stefano De Luca registrata nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il 9 febbraio 2024.

Prima del commento c’è stata una Meditazione Satipatthana sulla coscienza, sul sorgere e svanire dei fenomeni.

Foto di copertina di un murale contemporaneo che si trova nel monastero di Pal Karma Zurmang Shedrup in Sikkim, India. Si affaccia su un murale del cosmo buddista Cakravala . Foto di Eric Huntington che sulla sua pagina web offre una immagine interattiva dei simboli.