Questa registrazione è una spiegazione dei cinque aggregati, khandha in lingua Pāli, ovvero i cinque aggregati dell’attaccamento  (Pañcupādānakkhandhā). Semplificando, il Buddha dice che l’individualità dovrebbe essere intesa in termini di una combinazione di fenomeni che sembrano formare il continuum fisico e mentale di una vita individuale. In tali contesti, l’essere umano è analizzato in cinque costituenti – il pañcakkhandhā [cinque aggregati], ovvero:

  1. forma (o immagine materiale, impressione) (Rupa)
  2. sensazioni (ricevuti dalla forma) (vedanā)
  3. percezioni (saññā)
  4. attività mentale o formazioni o influenze di una vita precedente (saṅkhāra)
  5. coscienza (viññāṇa).

Sono stati letti alcuni testi, che qui riportiamo.

SN 22.22: Bhara Sutta – Il fardello

A Savatthi. “Monaci, vi parlerò del fardello, del portatore del fardello, del portare addosso il fardello, del buttarlo via il fardello. Ascoltate e prestate attenzione. Vado a parlare.”
“Come vuole, signore”, i monaci risposero.
Il Benedetto disse: “E qual è il fardello? I cinque aggregati dell’attaccamento. Quali cinque? La forma, le sensazioni, la percezione, le formazioni karmiche, la coscienza. Ciò, monaci, è chiamato il fardello.
E chi è il portatore del fardello? La persona. Costui con tale nome, con tale casta. Ciò è chiamato il portatore del fardello.

E cos’è il portare addosso il fardello? La brama che produce le rinascite – accompagnata da passione e delizia, dando piacere nella

vita presente e poi in quella futura – la brama per il piacere sensuale, la brama per il divenire, la brama per il non-divenire. Così è il portare addosso il fardello.

E come si butta via il fardello? Con il distacco, la rinuncia , ottenendo la liberazione da tutto ciò che è prodotto dalla brama. Ciò è chiamato il gettare via il fardello.”
Così disse il Benedetto. Poi aggiunse:

Il fardello
sono i cinque aggregati,
ed il portatore del fardello
è la persona.
Portando il fardello nel mondo
si soffre.
Gettando via il fardello
si ottiene beatitudine.
Avendo gettato via il pesante fardello
e non prendendone un altro,
sradicando la brama,
insieme alla sua radice,
si è liberi dal bramare,
totalmente liberi.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano. Disponibile su Canonepali.net

Milindapañha: Libro II – Capitolo I

(estratto)

Il venerabile Nagasena disse al re Milinda: “Voi, Maestà, siete cresciuto nel lusso, come si addice alla vostra nobile nascita. Quindi se camminate con questo tempo arido su un terreno caldo o sabbioso, calpestando i duri granelli di sabbia, i vostri piedi vi procurerebbero dolore. Il vostro corpo ne soffrirebbe, la vostra mente ne sarebbe disturbata, tanto da provare un senso di sofferenza fisica. Come dunque siete giunto, a piedi o in un carro?”
“Non sono venuto a piedi, signore. Sono giunto in un carro.”
“Allora se siete venuto in un carro, Maestà, spiegatemi cosa esso è. E’ il polo il carro?”
“Non ho detto questo.”
“E’ l’asse il carro?”
“Certo che no.”
“Sono le ruote, o il telaio, o le corde, o il giogo, o i raggi delle ruote, o il pungolo sono il carro?”
E a tutte queste domande rispose di no.
“Allora tutte queste parti insieme sono il carro?”
“No, signore.”
“Allora qualcosa esterna a loro è il carro?”
Rispose ancora di no.
“Allora, anche se chiedo, non posso scoprire nessun carro. Carro è un suono vuoto e vano. Con quale carro siete giunto? E’ una falsità ciò che avete detto, un inganno! Non esiste nessuna cosa come carro! Voi siete re di tutta l’India, un possente monarca. Perché dite cose false?”
Poi chiamò i Greci ed i monaci come testimoni, dicendo: “Milinda il re ha detto di essere venuto con un carro. Ma quando gli è stato chiesto di spiegare cosa fosse un carro, è stato incapace di stabilire ciò che aveva detto. E’ mai possibile approvarlo in ciò?”
Così parlato i cinquecento Greci applaudirono, e dissero al re: “Ora, Maestà, rispondete se ne siete capace! ‘
E Milinda il re rispose a Nâgasena,dicendo: ‘Io non ho detto nessuna falsità, venerabile signore. L’insieme di tutte queste cose – il polo, l’asse, le ruote, il telaio, le corde, il giogo, i raggi ed il pungolo – generalmente inteso, indica la designazione comune di “carro”.
“Molto bene! Sua maestà ha esattamente capito il significato di “carro”. Perciò è l’insieme di tutte quelle cose che voi mi chiedeste – i trentadue tipi di materia organica ed i cinque elementi che formano un essere –generalmente inteso, indica la designazione nell’uso comune di “Nagasena”.
Così è stato detto, Maestà, da nostra Sorella Vagira in presenza del Beato:
“Come per la precedente condizione della coesistenza delle sue varie parti che la parola ‘carro’ viene usata, così quando vi sono gli aggregati noi parliamo di un ‘essere’.
“Meraviglioso, Nagasena, e straordinario. Avete risolto una difficile questione. Lo stesso Buddha avrebbe approvato la vostra risposta. Ben fatto, Nagasena!”

Estratto. Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di T. W. Rhys Davids. Tradotto in italiano da Enzo Alfano. Testo completo Disponibile su canonepali.net

SN 5.10: Vajira Sutta – Sorella Vajira

(estratto)

Come defineresti tu, un ‘essere vivente’, Mara?
Sono solo concetti creati dalla mente.
In questo mondo, nessuno essere vivente,
viene a formarsi.

Come con un insieme di pezzi
c ‘è la parola carro,
allo stesso modo quando sono presenti gli aggregati,
si formano
gli esseri viventi.

Perché la sofferenza è tutto ciò che viene ad esistere;
L’angoscia che resta e ricade.
Niente altro che l’angoscia viene ad essere.
Niente altro che l’angoscia viene a morire.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano. Disponibile su Canonepali.net

REFERENZE

Khandha: i cinque aggregati, esposizione di Sirimedho Stefano De Luca registrata nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta 12 gennaio 2024.

Prima del commento c’è stata una Meditazione Satipatthana sulle sensazioni.

Immagine di copertina di rawf8com