Due generi di pensiero

Meditazione sui due generi di pensiero

Meditazione sui due generi di pensiero, salutari e non salutari. Vedere ciò che ci fa bene e ciò che ci danneggia, verso la libertà.

19 Marzo 2022

Questa meditazione sui due generi di pensiero continua quella sul silenzio e i pensieri, e si basa su un insegnamento del Buddha, “Il discorso sui due generi di pensiero”, MN 19. La meditazione comunque non ha nulla di religioso né bisogna essere o sentirsi buddhisti per praticarla.

La meditazione ci invita a osservare i nostri pensieri, chiedendoci di ognuno di essi di che tipo siano, dividendole in due tipi, i pensieri che ci portano libertà, felicità, leggerezza o se invece ci portano mancanza di libertà, infelicità, pesantezza. Nelle parole del Buddha:

Questo porta alla mia afflizione, all’afflizione degli altri e all’afflizione di entrambi; ostacola la saggezza, causa difficoltà e porta via dal Nibbāna.

oppure al contrario:

Questo non porta alla mia afflizione, o all’afflizione degli altri, o all’afflizione di entrambi; aiuta la saggezza, non causa difficoltà, e porta al Nibbāna.

Il Buddha invita a vedere come non salutari i pensieri di desideri sensuali (ovvero l’attaccamento ai sensi), di malevolenza, di violenza:

“Mentre dimorava così, diligente, ardente e risoluto, un pensiero di desiderio sensuale sorse in me. Ho capito così: Questo pensiero di desiderio sensuale è sorto in me. Questo porta alla mia afflizione, all’afflizione degli altri e all’afflizione di entrambi; ostacola la saggezza, causa difficoltà e porta via dal Nibbāna. ‘Quando ho considerato: Questo porta alla mia afflizione’, si placò in me; quando ho considerato: Questo porta alla afflizione degli altri’, si placò in me; quando ho considerato: Questo porta alla afflizione di entrambi’, si placò in me; quando ho considerato: Questo ostacola la saggezza, provoca difficoltà, e conduce lontano da Nibbāna, ‘si placò in me. Ogni volta che un pensiero di desiderio sensuale sorgeva in me, lo abbandonavo, lo rimuovevo, lo eliminavo.

“Mentre dimorava così, diligente, ardente e risoluto, un pensiero di cattiva volontà sorgeva in me… un pensiero di crudeltà sorgeva in me. Ho capito così: «Questo pensiero di crudeltà è sorto in me. Questo porta alla mia afflizione, all’afflizione degli altri e all’afflizione di entrambi; ostacola la saggezza, causa difficoltà e conduce lontano dal Nibbāna. Quando ho considerato così… si è calmato in me. Ogni volta che un pensiero di crudeltà è sorto in me, l’ho abbandonato, rimosso, eliminato.

MN 19: Dvedhâvitakka Sutta – Due specie di pensiero

Il Buddha invita invece a vedere come salutari i pensieri di rinuncia, di benevolenza, di mancanza violenza:

“Mentre dimorava così, diligente, ardente e risoluto, un pensiero di rinuncia sorgeva in me. Ho capito così: «Questo pensiero di rinuncia è sorto in me. Questo non porta alla mia afflizione, o all’afflizione degli altri, o all’afflizione di entrambi; aiuta la saggezza, non causa difficoltà, e porta al Nibbāna. Se penso e medito su questo pensiero anche per una notte, anche per un giorno, anche per una notte e un giorno, non vedo nulla da temere da esso. Ma con il pensiero e la riflessione eccessivi potrei affaticare il mio corpo, e quando il corpo è stanco, la mente diventa tesa, e quando la mente è tesa, è lontano dalla concentrazione. Così ho stabilizzato la mia mente internamente, l’ho calmata, l’ho portata al celibato e l’ho concentrata. Perché è così? Così la mia mente non dovrebbe essere tesa.

“Mentre dimorava così, diligente, ardente e risoluto, un pensiero di non volontà sorgeva in me… un pensiero di non crudeltà sorgeva in me. Ho capito così: «Questo pensiero di non crudeltà è sorto in me. Questo non porta alla mia afflizione, o all’afflizione degli altri, o all’afflizione di entrambi; aiuta la saggezza, non causa difficoltà, e porta al Nibbāna. Se penso e medito su questo pensiero anche per una notte, anche per un giorno, anche per una notte e un giorno, non vedo nulla da temere da esso. Ma con il pensiero e la riflessione eccessivi potrei affaticare il mio corpo, e quando il corpo è stanco, la mente diventa tesa, e quando la mente è tesa, è lontano dalla concentrazione. Così ho stabilizzato la mia mente internamente, l’ho calmata, l’ho portata al celibato e l’ho concentrata. Perché è così? Così la mia mente non dovrebbe essere tesa.

“I monaci, qualunque cosa un bhikkhu pensi e mediti frequentemente, quella diventerà l’inclinazione della sua mente. Se spesso pensa e medita pensieri di rinunzia, ha abbandonato il pensiero del desiderio sensuale di coltivare il pensiero di rinunzia, e poi la sua mente tende a pensieri di rinunzia. Se pensa spesso e medita su pensieri di volontà non-ill… su pensieri di non crudeltà, ha abbandonato il pensiero di crudeltà per coltivare il pensiero di non crudeltà, e poi la sua mente tende a pensieri di non crudeltà.

MN 19: Dvedhâvitakka Sutta – Due specie di pensiero

Referenze

Meditazione sui due generi di pensiero registrata nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il giorno 18 marzo 2022.

Foto di copertina di Henry Perks.

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