Incarnare la mente

Meditazione sull’incarnare la mente

Meditazione sull'incarnare la mente, portare la consapevolezza nel corpo per trovare il punto di luce della fusione tra mente e corpo

Riprendiamo questa meditazione sull’incarnare la mente dal libro “Kamma and the end of Kamma” di Ajahn Sucitto, disponibile gratuitamente in inglese sul sito Forest Sangha, sito internazionale della tradizione buddhista Theravada della Foresta.Traduzione di Sirimedho Stefano De Luca.

Meditazione sull’incarnare la mente

Sediamoci in posizione eretta e portiamo la consapevolezza all’esperienza del momento presente del corpo. Chiediamoci: “Come faccio a sapere di avere un corpo?” In altre parole, cerchiamo l’esperienza diretta dell’incarnazione: le pressioni, le energie, le pulsazioni e la vitalità che significano la consapevolezza del corpo. Quindi da quel luogo di sensibilità diretta, cerchiamo maggiori dettagli.
Spingiamo leggermente verso il basso attraverso il bacino pelvico. Osserviamo come ci aiuta a spostare la colonna vertebrale in un equilibrio in cui l’osso sacro è raddrizzato e la regione lombare della schiena forma un arco elastico. Evitiamo di bloccare o sforzarci. Applichiamo una leggera spinta verso il basso per formare l’arco, piuttosto che forzare un inchino esagerato. Quindi manteniamo quella postura allungando i muscoli addominali in modo che la gabbia toracica sia supportata. Questa postura permette al corpo di avere come una molla che trasferisce il suo peso sul punto in cui siamo seduti.

Spostiamo la nostra consapevolezza in modo graduale e sensibile su per la colonna vertebrale dal coccige attraverso l’osso sacro e le vertebre lombari e toraciche. Allargando la nostra attenzione, possiamo percepire l’intero busto che si estende verso l’alto lungo la colonna vertebrale dalla regione pelvica. Controlliamo il centro della schiena, tra le punte inferiori delle scapole: risvegliamo questo punto tirandolo leggermente dentro, verso il cuore. Spostandoci verso l’alto, assicuriamoci che le spalle siano abbassate e rilassate, e consentiamoci una consapevolezza rilassante dalla base del cranio ai lati del collo e attraverso la parte superiore delle spalle. Portiamo la consapevolezza alle vertebre del collo: osserviamo come ci sia un senso di spazio tra la parte posteriore del cranio e la parte superiore del collo. Per questo può essere utile piegare il mento e inclinarlo leggermente verso il basso. Controlliamo l’equilibrio generale – che la testa si senta in equilibrio sulla colonna vertebrale, direttamente sopra il bacino. Controlliamo che la colonna vertebrale si senta libera; rilassiamo le spalle, la mascella e permettiamo al petto di essere aperto. Trascorriamo del tempo a sentire la struttura scheletrica, con il suggerimento che le articolazioni – quelle tra le braccia e le spalle, ad esempio – si allentino e si sentano aperte. Lasciamo che le braccia si allunghino. Rilassiamoci stando in equilibrio. Percepiamo la spaziosità che questo ci consente; rimaniamo spaziosi ed evitiamo un esame ravvicinato o intenso.

Prestare attenzione alle sensazioni corporee in termini corporei: ad esempio, come sentiamo distribuito il peso del corpo; o il grado di vitalità e calore interiore che è presente. Sentiamo i movimenti sottili del corpo anche quando è immobile: pulsazioni, la diffusione e le sensazioni ritmiche associate all’inspirazione e all’espirazione. Mettiamoci comodi: valutiamo le impressioni corporee in termini di agio. Una certa pressione in un punto può sembrare solida e radicata, mentre in un altro, stretta o rigida. Le energie e le sensazioni interiori che si muovono attraverso il corpo possono sembrare agitate o vibranti. Mettiamo da parte qualsiasi interpretazione su ciò che le causa o qualsiasi reazione immediata per far cambiare le cose. Invece, diffondiamo la consapevolezza in modo uniforme su tutto il corpo, con un intento di armonia e fermezza. Lasciamo che quell’atteggiamento sia percepito come un’energia diffusa sul corpo. Questo consentirà a qualsiasi senso di oppressione di rilassarsi e porterà luminosità alle aree deboli o spente.

Man mano che le cose diventano più armoniche, le sensazioni del respiro diventeranno più evidenti, profonde e stabili. Potremmo scoprire che non solo il respiro scorre lungo l’addome, ma crea anche un leggero flusso o formicolio che può essere sentito sul viso, sui palmi delle mani e sul petto. Soffermiamoci su queste sensazioni ed esploriamo come ci si sente. È probabile che la mente vaghi, ma assicuriamoci soprattutto di rimanere con l’intento di armonia e fermezza. Quindi, quando osserviamo che la tua mente si è distratta, in quel momento di realizzazione, fermiamoci. Non reagiamo. Mentre la mente è sospesa per quel momento, introduciamo la domanda “Come faccio a sapere che sto respirando ora?” O, semplicemente, “Respirando?” Sintonizziamoci con qualsiasi significato emerge che ci dice che stiamo respirando, e seguiamo il prossimo respiro, lasciando che la mente riposi su quell’espirazione. Vediamo se riusciamo a rimanere con quell’espirazione attraverso il suo completamento nella pausa prima dell’inspirazione. Quindi seguiamo l’inspirazione allo stesso modo, fino all’ultima sensazione. In questo modo, lasciamo che il ritmo della respirazione guidi la mente, piuttosto che imporre un’idea di consapevolezza al processo naturale della respirazione.

Esploriamola nostra esperienza di respirazione nelle diverse parti del corpo, a cominciare dall’addome. “Come fa l’addome a conoscere la respirazione?” Potremmo sperimentarlo come un punto “fluido” della sensazione. Rimaniamo con quella sensazione per qualche minuto, lasciando che la mente lo assorba. Quindi chiediamoci: “Come fa il plesso solare a conoscere la respirazione?” Questo può sembrare più solido, un’apertura e una chiusura. Poi il petto, dove predominano le sensazioni di punti “ariosi”. Controlliamo la gola e il centro della fronte sopra il ponte del naso. Osserviamo come la respirazione non è un tipo di sensazioni o energie, eppure in termini di energia, la distinzione tra inspirazione ed espirazione è sempre riconoscibile.
Alla fine la mente vorrà stabilizzarsi. Lasciamo che scelga dove ci sentiamo più a nostro agio. Può fermarsi in una zona del corpo, come il torace o nell’addome o nelle cavità nasali. Oppure può essere che la consapevolezza possa facilmente coprire il corpo nel suo insieme. Quando la mente si fonde con l’energia del respiro, diffondiamo la sua consapevolezza sull’intero senso corporeo, in modo soffuso o pervasivo. Le distinte sensazioni del respiro possono ben diffondersi e dissolversi in quell’energia. Permettiamoci un po’ di fiducia, lasciando che l’attenzione del pensiero si rilassi e affidandoci al godimento dell’energia sottile per mantenere la tua consapevolezza. Rimaniamo presenti ma senza coinvolgerci con qualunque cosa si presenti.
Quando desideriamo fermarci, riportiamo l’attenzione sulla struttura della carne e sulla fermezza della struttura scheletrica. Quando sentiamo quella presenza radicata, lasciamo che gli occhi si aprano senza guardare nulla in particolare. Lasciamo invece che la luce e le forme prendano forma da sole

Referenze

Meditazione sull’incarnare la mente guidata da Sirimedho Stefano De Luca e registrata nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il giorno 1° luglio 2022.

A questa meditazione sono seguite delle riflessioni di Dharma sullo stesso tema.

Foto di copertina di Aditya Saxena on Unsplash

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