Statua del Buddha distrutto dalla guerra

Riflessioni di Dharma sulla guerra

Riflessioni di Dharma sulla guerra, gli insegnamenti del Buddha sulla pace e sul non uccidere, per abbandonare dovunque la guerra

La guerra che si sta svolgendo tra Russia e Ukraina ha toccato il cuore di molte persone, e chi pratica la meditazione è ancora più sensibile a quello che sta avvenendo e per questo abbiamo deciso di dedicare al momento presente queste riflessioni di Dharma sulla guerra.

In questi momenti difficili, possiamo trovare conforto negli insegnamenti del Buddha, che è sempre stato contrario a ogni tipo di guerra, anche quelle che vengono chiamate “guerre difensive”, salvo poi riempirsi di ipocrisia: Putin in questo momento sta sostenendo che la usa è una guerra difensiva a difesa dei separatisti ukraini.

Il prof. Daniele Mazza della Mahachulalongkornrajavidyalaya University ha scritto un importante articolo dal titolo “The Buddha and War in Theravada Buddhism“, disponibile sulla Rete, prendendo in cosiderazione numerosissimi insegnamenti del Buddha. Le conclusioni del suo articolo sono queste:

Dopo aver esaminato diversi sutta che hanno a che fare con la guerra e la violenza, possiamo stabilire che il Buddha non ha mai fatto concessioni esplicite e chiare per qualsiasi tipo di guerra. Nemmeno “guerra difensiva.” Tutte le interpretazioni dei sutta che consentono la guerra difensiva sono tutte deduzioni da ciò che il Buddha non ha detto. Al contrario, nel Canone Pāli il Buddha afferma chiaramente che la guerra e la violenza (non fa differenza se aggressiva o difensiva) hanno stati mentali malsani come causa e portano con sé stati malsani di mente come effetti. Le circostanze e le intenzioni possono aumentare o diminuire gli effetti karmici di un’azione violenta, ma non possiamo mai dire che il Buddha permetta la guerra o la violenza in alcune situazioni o che una guerra possa mai essere considerata un atto moralmente accettabile.

Daniele Mazza, “The Buddha and War in Theravada Buddhism“, abstract

Ma leggiamo insieme qualcuno dei sutta che si riferiscono alla guerra.

Nel Sangama sutta, SN 3.15, dall’esplicito titolo “Una battaglia”, troviamo questi versi:

Il Benedetto esclamò:

Un uomo può depredare
ciò che serve per i suoi fini,
ma quando altri sono depredati,
colui che ha depredato
è depredato a sua volta.

Uno sciocco pensa,
‘Ora è la mia opportunità’,
finché il suo male
deve maturare ancora.
Ma quando matura,
lo sciocco
cade
nel dolore.

Uccidendo, guadagna
il suo assassinio.
Conquistando, guadagna colui
che lo conquisterà;
insultando, insulta;
molestando, molestia.

E così, attraverso il ciclo delle sue azioni,
colui che ha depredato
è depredato a sua volta.

SN 3.15 Sangama Sutta, “Una battaglia

Chi uccide, genera il suo assassino: sono parole estremamente forti, che rimandano alla creazione del proprio destino sulla base delle proprie azioni, il karma.

Tutt’altra situazione è per chi vive in pace:

La vittoria genera inimicizia,

lo sconfitto dorme male.

Il sereno dorme a suo agio,

avendo abbandonato la vittoria e la sconfitta

SNSN 3.14: Sangama Sutta – Una battaglia (1)

Il Buddha ci insegna che la fonte della guerra sono i tre veleni di attaccamento, avversione e ignoranza, cosa che in alcuni sutta fa in modo molto realistico e davvero forte:

E inoltre ancora, monaci, mossi da brama, incitati, spinti da brama, solo per brama essi si precipitano, impugnando scudo e spada, cinti di faretra ed arco, dai due lati dello schieramento di battaglia, e le frecce fischiano, le lance ondeggiano e le spade lampeggiano. Ed essi si trafiggono con frecce, con lance; si spaccano le teste con le spade, si rovesciano addosso sabbia rovente, scaraventano blocchi che schiacciano. E così si affrettano incontro alla morte o a mortale dolore. Ma ciò, monaci, è miseria della brama, è il palese tronco del dolore, originato, intessuto, mantenuto da brama e determinato da brama.

MN 13: Mahâdukkhakkhandha Sutta – Il tronco del dolore

E’ evidente l’intenzione del Beato di essere ben compreso!

Ma un sutta che è davvero di ispirazione per chi è tentato dalla guerra, per riconoscerne la natura illusoria, è quello in cui il capo dei guerrieri, Yodhajiva, va a chiedere un consiglio al Buddha:

Yodhajiva, il capo dei guerrieri, andò dal Benedetto e, appena giunto, lo salutò con riverenza e si sedette ad un lato. Quindi gli disse: “Signore, ho sentito dire che: ‘Quando un guerriero è prode e coraggioso in battaglia, se altri lo colpiscono e lui li uccide o viene ucciso, con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nel regno dei deva periti in battaglia.’ Che cosa ne dice il Benedetto? ”

” Non lo chiedere a me.”

Una seconda volta… Una terza volta, Yodhajiva ripeté la domanda.

“Non lo chiedere a me.’ – rispose il Benedetto – Comunque ti risponderò ugualmente. Quando un guerriero è prode e coraggioso in battaglia, la sua mente già è impostata e indirizzata male dal pensiero: ‘Questi esseri devono essere uccisi e distrutti. Essi non devono esistere.’ Con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nell’inferno chiamato il reame di coloro uccisi in battaglia. Se crede all’idea, prima riferita, allora: ‘Ci sono due destinazioni per una persona con una falsa teoria: inferno o utero animale.”

Dette queste parole, Yodhajiva scoppiò in lacrime.
(Il Benedetto disse:) “Ti avevo avvertito di non farmi questa domanda.”

“Io non sto piangendo, signore, per le parole del Benedetto, ma semplicemente perché sono stato ingannato, da coloro che dissero: ‘Quando un guerriero si sforza si esercita in battaglia, se altri lo colpiscono e lui li uccide o viene ucciso con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nel regno dei deva uccisi in battaglia.’

“Magnifico, signore! Magnifico! Tutto mi è chiaro. Prendo rifugio nel Benedetto, nel Dhamma e nella Comunità dei monaci. Il Benedetto possa ricordarmi come un seguace laico da questo giorno e per sempre.”

SN 42.3: Yodhajiva Sutta – A Yodhajiva

E’ bene considerare che tutti gli esseri vogliono vivere ed essere felici, che non ci sono nemici, che possiamo andare oltre i concetti di vittima e carnefice. Questo viene mirabilmente sintetizzato in questi versi:

Tutti temono il bastone,

a tutti la vita è cara.

Considerando gli altri come sé stesso,

un uomo non dovrà né uccidere né far uccidere.

Dhammapada, 130

Buon ascolto!

Riferimenti

Riflessioni di Dharma sulla guerra registrate nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il giorno 26 febbraio 2022.

Foto di copertina di Anandajoti Bhikkhu a Candi Sewu, da Wikimedia

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