Il Buddha e le montagne

Riflessioni di Dharma sulle montagne

Riflessioni di Dharma sulle montagne, cosa ci insegna il Buddha partendo dagli esempi delle montagne e dei fiumi. La natura come maestra.

Queste Riflessioni di Dharma sulle montagne si basano sugli insegnamenti del Buddha. Infatti il Buddha cita spesso elementi della natura, e tra questi le montagne. Il Buddha stesso è nato in un luogo estremamente montuoso, vicino all’Himalaya, quindi aveva conoscenza diretta della grandiosità e maestosità delle più alte montagne del mondo. 

Per il Beato, le montagne sono un esempio di impermanenza: anche i più grandi monti, che sembra del tutto stabili, immutabili, indistruttibili, sono soggetti a distruzione. In un sutta particolarmente efficace, il Sattasūriyasutta o Sutta dei Sette Soli, il Buddha fa immaginare un crescendo di distruzione, dovuto alla siccità e all’apparizione progressiva di sette soli che alla fine distruggono tutto: 

Sineru, il re delle montagne, è lungo 84.000 leghe e largo 84.000. Affonda 84.000 leghe sotto l’oceano e sale 84.000 leghe sopra di esso.  Arriva un momento in cui, dopo un periodo molto lungo, la pioggia non cade. Per molti anni, molte centinaia, molte migliaia, molte centinaia di migliaia di anni non piove.  Quando ciò accade, le piante e i semi, i cespugli, l’erba e i grandi alberi appassiscono e si seccano e non ci sono più.  Le condizioni sono così impermanenti,  così instabili, così inaffidabili.  Questo è abbastanza per farti diventare disillusi, spassionati e liberati da tutte le condizioni. 

[…]

Viene il tempo in cui, trascorso un lunghissimo periodo, appare un settimo sole.  Quando ciò accade, questa grande terra e Sineru il re delle montagne eruttano in una massa di fuoco ardente.  E mentre ardono e bruciano, le fiamme vengono portate dal vento fino al regno di Brahma.  Sineru il re delle montagne divampa e brucia, sgretolandosi mentre viene sopraffatto dal grande fuoco. E intanto cime montuose alte cento leghe, o due, tre, quattro o cinquecento leghe, si disintegrano mentre bruciano.  E quando la grande terra e Sineru, il re dei monti, ardono e bruciano, non si trova né fuliggine né cenere.  È come quando il burro chiarificato o l’olio bruciano e non si trovano né cenere né fuliggine.  Allo stesso modo, quando la grande terra e Sineru, il re delle montagne, ardono e bruciano, non si trova né fuliggine né cenere.  Così impermanenti sono le condizioni,  così instabili sono le condizioni, così inaffidabili sono le condizioni.  Questo è abbastanza per farti diventare disilluso, spassionato e liberato da tutte le condizioni.

Sattasūriyasutta, AN 7.66

Eppure questo non deve indurci alla tristezza e all’angoscia. Infatti il sutta si conclude con dei versi che indicano il modo per non essere condizionati da quello che succede nel mondo:

Etica, concentrazione meditativa e saggezza, 
e la libertà suprema: 
queste cose sono state comprese da Gotama il famoso. 

E così il Buddha, avendo avuto le intuizioni profonde, 
spiegò questo insegnamento ai mendicanti. 
Il Maestro ha posto fine alla sofferenza; 
vedendo chiaramente, non rinascerà.

Sattasūriyasutta, AN 7.66

E ancora un insegnamento simile viene dato con riferimento ai fiumi, nel Nadī Sutta, SN 22.93:

“Immaginate, monaci, un grande fiume in piena, e con il suo flusso impetuoso trascinasse tutto con sè. Sulle sue sponde crescessero canna da zucchero selvatica, erba kusa, canne, vetiver o arbusti e una persona fosse trascinata dalla corrente e afferrasse la canna da zucchero selvatica, l’erba kusa, le canne, il vetiver o gli arbusti, queste si spezzerebbero e per questo andrebbe incontro a rovina.

Allo stesso modo, una persona comune non istruita non ha conosciuto i nobili, e non è né esperta né pratica il Dhamma dei nobili. Non ha conosciuto i saggi e non è né esperta né pratica il Dhamma dei saggi.
Considera la forma come il Sé, il Sé come avente forma, la forma nel Sé o il Sé nella forma. Ma quella forma si rompe e per questo va in rovina. Considera la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza come il Sé, il Sé come avente coscienza, la coscienza nel Sé o il Sé nella coscienza. Ma quella coscienza si rompe e per questo va in rovina.

Cosa pensate, monaci? La forma è permanente o impermanente?”
“Impermanente, signore.” …
“La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza è permanente o impermanente?”
“Impermanente, signore.”

“Quindi dovete realmente comprendere … Comprendendo questo … si comprende: ‘… non ci saranno altre esistenze future.’”

Nadī Sutta, SN 22.93

Di questo si parla nella registrazione, buon ascolto!

Referenze

Sattasūriyasutta, AN 7.66, traduzione in inglese di Bhikkhu Sugato.

Nadī Sutta, AN 22.93 – Un fiume, Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato, 2018. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Riflessioni di Dharma sulle montagne registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il giorno 4 febbraio 2022.

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