Con queste Riflessioni su samatha e vipassana prendiamo in considerazione le pratiche meditative.

Si sente spesso parlare se sia meglio praticare le meditazioni di concentrazione, in lingua pāli chiamate samatha, o di visione profonda, in pāli chiamate vipassana. Vediamo innanzi tutto cosa si intende per questi due termini.

Samatha

Nel Buddhismo, le meditazioni Samatha sono pratiche che mirano a sviluppare la calma mentale e la concentrazione. Queste meditazioni utilizzano vari oggetti di concentrazione per stabilizzare la mente e ridurre le distrazioni. Tra le pratiche più comuni di Samatha ci sono la meditazione sul respiro (Anapanasati), la meditazione sui colori, la meditazione sui suoni, e la meditazione sui quattro elementi (terra, acqua, fuoco, aria).

Attraverso la concentrazione su un singolo oggetto, la mente diventa più stabile e serena, permettendo al praticante di sviluppare una maggiore consapevolezza e chiarezza. Questo stato di calma mentale è essenziale per osservare con precisione i fenomeni mentali e fisici, facilitando così la comprensione profonda della natura impermanente e interdipendente di tutti i fenomeni. In questo modo, le meditazioni Samatha non solo promuovono la pace interiore, ma anche la base per una pratica meditativa più profonda e trasformativa.

Vipassana

Le meditazioni Vipassana nel Buddhismo sono pratiche che mirano a sviluppare una visione profonda e una consapevolezza chiara della natura dei fenomeni mentali e fisici. A differenza delle meditazioni Samatha, che si concentrano sulla calma e la concentrazione, le meditazioni Vipassana si focalizzano sull’osservazione attenta dei processi mentali e corporei. Una delle pratiche più comuni di Vipassana è l’osservazione delle sensazioni corporee, dove il praticante osserva con attenzione come le sensazioni sorgono e svaniscono.

Un’altra pratica di Vipassana è l’osservazione dei pensieri e delle emozioni. In questa meditazione, il praticante osserva i pensieri e le emozioni che sorgono nella mente, notando la loro natura impermanente e interdipendente. Questa osservazione permette di vedere come i pensieri e le emozioni nascono, rimangono per un po’ e poi svaniscono, senza attaccamento o avversione. Attraverso questa pratica, si sviluppa una comprensione profonda della natura transitoria di tutti i fenomeni, portando a una maggiore saggezza e liberazione dalla sofferenza.

Gli insegnamenti

Ma torniamo alla nostra domanda: è meglio praticare le meditazioni di concentrazione o quelle di visione profonda? E’ il Buddha stesso a rispondere a questa domanda, in un suo insegnamento in cui ci ricorda che la libertà si presenta solo sviluppando entrambi, ripreso dall’Anguttara Nikaya, la sezione numerica degli insegnamenti:

“Queste due cose giocano un ruolo nella realizzazione. Quali due? Serenità e discernimento [samatha e vipassana].

Qual è il vantaggio di sviluppare la serenità? La mente è sviluppata. Qual è il vantaggio di sviluppare la mente? L’avidità viene abbandonata.

Qual è il vantaggio di sviluppare il discernimento? La saggezza è sviluppata. Qual è il vantaggio di sviluppare la saggezza? L’ignoranza viene abbandonata.

La mente contaminata dall’avidità non è libera; e la saggezza contaminata dall’ignoranza non cresce. In questo modo, la libertà del cuore deriva dallo svanire dell’avidità, mentre la libertà attraverso la saggezza deriva dallo svanire dell’ignoranza”.

AN 2.31, traduzione di Bhikkhu Sujato, disponibile su Suttacentral.net

Una descrizione ancora più dettagliata la dà il grande monaco thailandese della Tradizione della Foresta, Ajahn Chah, rispondendo ad una domanda:

Il testo è ripreso dal libro “Insegnamenti” disponibile in download gratuito dal sito del Monastero Buddhista Santacittarama.

Domanda. Hai detto che samatha e vipassanā, o concentrazione e visione profonda, sono la stessa cosa. Potresti spiegarmelo meglio?
Risposta. È piuttosto semplice. La concentrazione (samatha) e la saggezza (vipassanā) lavorano insieme. Prima la mente diviene tranquilla attenendosi a un oggetto di meditazione. È quieta solo mentre si sta seduti a occhi chiusi. Questo è samatha, e alla fine tale fondamento del samādhi è la causa del sorgere della saggezza o della vipassanā. Allora la mente è quieta sia che si stia seduti a occhi chiusi sia che si cammini nel caos cittadino. È così. Prima eri un bambino. Adesso sei un adulto. Il bambino e l’adulto sono la stessa persona? Puoi rispondere di sì, oppure, da un altro punto di vista, puoi dire che sono persone diverse. Così, anche samatha e vipassanā potrebbero essere considerate separate. Oppure, come il cibo e le feci. Si potrebbe dire che il cibo e le feci sono la stessa cosa o che sono cose diverse. Non credere a quel che ti dico, pratica e vedi da te. Non c’è bisogno di niente di speciale. Se esaminerai come sorgono la concentrazione e la saggezza, conoscerai la Verità da te. Oggigiorno la gente si attacca alle parole. Chiamano la loro pratica vipassanā. Samatha è guardata dall’alto in basso. Oppure la loro pratica la chiamano samatha. Dicono
che è essenziale fare samatha prima di vipassanā. Tutto questo è sciocco. Non cercare di pensare in questo modo. Pratica, e capirai da te

Ajahn Chah Insegnamenti

REFERENZE

Riflessioni su samatha e vipassana di Sirimedho Stefano De Luca registrate nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il 5 luglio 2024.

Il testo di Ajahn Chah è ripreso dal libro “Insegnamenti” disponibile in download gratuito dal sito del Monastero Buddhista Santacittarama.

Prima c’è stata una Meditazione di samatha e vipassana:

Foto di copertina di anatthaphon03