Stagno di loto

Riflessioni su uno stagno di fiori di loto

Riflessioni su uno stagno di fiori di loto. A partire da un sutta del Buddha (SN 56.52) vediamo perché meditare e praticare con energia

Queste riflessioni su uno stagno di fiori di loto prendono spunto da un insegnamento del Buddha, un sutta, e precisamente il SN 56.52, che possiamo leggere qui dalla traduzione di Bhikkhu Sujato:

Uno stagno di fiori di loto

«Mendicanti, supponiamo che ci fosse uno stagno di loto lungo cinquanta leghe, largo cinquanta leghe e profondo cinquanta leghe, pieno fino all’orlo in modo che un corvo potesse berne. E poi una persona raccoglie dell’acqua sulla punta di un filo d’erba.

Cosa ne pensate, mendicanti? Qual è di più: l’acqua sulla punta del filo d’erba, o l’acqua nello stagno di loto?”

«Signore, l’acqua nello stagno di loto è sicuramente di più. L’acqua sulla punta di un filo d’erba è minuscola. Rispetto all’acqua dello stagno del loto, non conta, non c’è paragone, non vale una frazione”.

“Allo stesso modo, per una persona dotata di comprensione, un nobile discepolo esperto nella visione, la sofferenza che è finita e passata è di più, ciò che resta è minuscolo. Rispetto alla massa di sofferenze del passato che è finita e passata, non conta, non c’è paragone, non vale una frazione, perché ci sono al massimo ancora sette vite. Una tale persona comprende veramente la sofferenza, la sua origine, la sua cessazione e il sentiero.

Ecco perché dovreste praticare la meditazione…”

Pokkharaṇīsutta—Bhikkhu Sujato, SN 56.52

Il Buddha qui si riferisce a chi ha raggiunto il primo livello di illuminazione, in lingua Pāli chiamato sotāpanna. Negli insegnamenti del Buddha sono elencati infatti quattro livelli di illuminazione: il sotāpanna ovvero “l’entrata nella corrente” (chiamata in Pāli sotāpatti); colui che ritorna una sola volta, colui che non ritorna, illuminandosi quindi dopo la morte e, da ultimo, il perfetto illuminato, l’arahant.

Si entra nella corrente nel momento in cui si abbandonano le tre catene: l’illusione che esista un sé permanente, immutabile; l’attaccamento a riti e rituali; i dubbi scettici, ponendo quindi totale fiducia nel Dharma.

In che modo questo stato impatta sulla nostra pratica? In che modo modifica la nostra vita?

Proprio di questo si parla in queste riflessioni.

Referenze

Riflessioni su uno stagno di fiori di loto registrate nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il giorno 1° Aprile 2022.

SN 56.52 Pokkharaṇīsutta, SN 56.52; traduzione dal Pāli di Bhikkhu Sujato; traduzione dal suo testo inglese di Sirimedho Stefano De Luca.

Prima di queste riflessioni c’è stata una meditazione guidata sullo stesso tema:

Foto di copertina di Kumiko SHIMIZU

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