Un nobile discepolo la cui mente è retta è ispirato dal significato [veda], è ispirato dal Dhamma e prova contentezza [pāmojja] per il Dhamma.
Quando si è contenti sorge la gioia [pīti]; per chi è gioioso il corpo si calma; chi ha un corpo calmo prova felicità [sukha]; in chi è felice la mente si concentra.
È detto che il nobile discepolo conserva il suo equilibrio in mezzo a una generazione priva di equilibrio, dimora privo di afflizioni in mezzo a una generazione afflitta e, entrato nella corrente del Dhamma, coltiva la riflessione sulla generosità.

Aṅguttaranikāya, III, 287

Negli insegnamenti del Buddha, la generosità, o Dāna, emerge come la prima delle perfezioni, le paramī. In queste riflessioni esploriamo proprio come la generosità sia la base della pratica spirituale.

È interessante notare che il Buddha stesso insegnava la generosità come la prima parte della pratica, particolarmente a coloro che ancora non avevano una profonda conoscenza del Dharma. Al tempo stesso, come abbiamo visto nel brano del Buddha citato, la riflessione sulla generosità accompagna anche chi ha già raggiunto almeno un livello di illuminazione.

La generosità è il terreno fertile su cui germoglia ogni altra virtù. È il nutrimento iniziale che prepara il terreno per le altre perfezioni. Nel dare, troviamo una via per superare il senso di isolamento che spesso affligge il nostro cuore. La generosità, quindi, non è solo un atto esteriore ma un percorso profondo verso la comprensione della nostra interconnessione con il mondo che ci circonda.

Il Buddha insegnava che la generosità è un atto di condivisione e amore, un’offerta sincera di ciò che abbiamo, che va al di là di beni materiali. Attraverso il dono, coltiviamo una consapevolezza che va al di là delle limitate barriere del sé. Donare diventa un modo di manifestare il nostro legame con gli altri, dissolvendo le illusioni di separazione.

Per questo la generosità è così importante: va a toccare l cuore del problema umano, il senso di isolamento. La generosità agisce come l’antidoto a questa solitudine, aprendo la porta a una connessione più profonda. Ogni atto di dare è un passo verso la comprensione che siamo tutti parte di una rete complessa e pressoché infinità, in cui la felicità e la sofferenza sono condivise.

La Generosità Come Pratica Continua:
La pratica della generosità non è limitata a gesti occasionali, ma diventa un modo continuo di essere. Ogni giorno ci offre opportunità per donare, che siano gesti materiali, parole gentili o semplicemente il nostro tempo e attenzione. La consapevolezza costante di questa pratica trasforma la nostra vita quotidiana in un rituale di connessione e amore.

Donare non è solo un atto di benevolenza, ma il mezzo attraverso il quale spezziamo le catene della separazione e ci immergiamo nella corrente dell’amore universale. Nella generosità, scopriamo un sentiero che ci guida verso la comprensione della vera natura della nostra interconnessione e ci avvicina alla realizzazione delle perfezioni spirituali. Che il nostro cuore sia sempre aperto, pronto a donare e ricevere con gratitudine, seguendo l’insegnamento del Buddha che vedeva nella generosità il primo passo verso la comprensione del Dharma.

Che tutti noi possiamo praticare per il beneficio nostro e di tutti gli esseri!

REFERENZE

Riflessioni sulla generosità di Sirimedho Stefano De Luca registrate nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il 22 dicembre 2023.

Citazione del Buddha ripresa dal libro di Ajahn Sucitto, “Le Perfezioni” disponibile sul sito del Monastero Buddhista Santacittarama.

Prima del commento c’è stata una meditazione sul dono: