Avalokiteshavara, Gentilezza amorevole

Riflessioni sulla meditazione di gentilezza amorevole (mettā)

Riflessioni sulla meditazione di gentilezza amorevole, come praticarla in modo efficace per raggiungere il samadhi e sciogliere i propri nodi

Queste riflessioni sulla meditazione di gentilezza amorevole (in pāli: mettā) vanno a toccare una delle meditazioni più popolari, in cui si inviano pensieri di gentilezza e benessere a sé stessi e a tutte le altre persone e gli altri esseri.

Quello che spesso si trascura è che mettā è una delle porte verso il samadhi, lo stato di assorbimento meditativo capace di liberare i nostri blocchi e far emergere delle intuizioni profonde su di noi e sul mondo.

Proprio per questo è una meditazione particolarmente importante, ma che può essere affrontata con un approccio progressivo capace di rendere il nostro cuore più morbido, più adatto alla vera natura del Dharma, abbandonando quella rigida armatura di cui spesso ci rivestiamo per paura di essere feriti.

Mettā è una meditazione di gioia, di apertura, di possibilità di essere profondamente felici e di augurare la felicità a tutte le persone e tutti gli esseri. La sua vera essenza è il vuoto, in pāli suññatā, lo stato in cui si è vuoti di desideri, disposizioni malvagie e karma, ma soprattutto dell’ego. Il vuoto di suññatā è un vuoto molto pieno, in cui si riconosce la completa interdipendenza tra noi e gli altri, la reale non-differenza che ci unisce a tutti gli altri esseri, a tutto l’universo.

Una volta praticata mettā per sé la si potrà naturalmente estendere agli altri, e si potrà poi continuare questa pratica con le altre cosiddette “dimore divine”, che oltre la gentilezza amorevole sono composte da compassione, gioia compartecipe ed equanimità. Un bel percorso dentro di noi davvero salutare e liberatorio!

Referenze

Riflessioni sulla meditazione di gentilezza amorevole (mettā) di Sirimedho Stefano De Luca  registrate nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il giorno 4 novembre 2022.

Informazioni sulla pratica di questa meditazione si possono trovare nel commentario Visuddhimagga di Buddhaghosa, al capitolo IX, “The Divine Abidings (Brahmavihāra-niddesa)”, pag. 291, in inglese.

Subito prima vi è stata una meditazione sullo stesso tema:

Foto di copertina di Petr Sidorov.

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