Realtà delle persone

Riflessioni sulla realtà delle persone

Riflessioni sulla realtà delle persone: possiamo davvero dire che esistiamo in quanto persone? E se non è così, perché avere compassione?

Possiamo analizzare il nostro corpo osservando come sia composto dai quattro elementi di terra, acqua, fuoco e aria, come abbiamo osservato nella meditazione sull’elemento terra, che ha preceduto queste riflessioni. Così possiamo analizzare la nostra mente in termine di sensazioni, percezioni, pensieri e coscienza sensoriale.

Così facendo andiamo a toccare direttamente come in realtà non esista davvero un corpo, non esista davvero una cosa chiamata mente. Ma allora ci possiamo chiedere se esistiamo davvero come persona, se quelle che vediamo come persone lo siano davvero.

Spesso nell’insegnamento buddhista si indica come ci sia una visione sovramondana in cui effettivamente possiamo dire che esistiamo, almeno non nella forma che tipicamente viene assunta, e poi c’è una visione convenzionale, in cui invece possiamo dire che esistiamo, che questo corpo sono io – ed è un modo per poter continuare ad esistere nel mondo di tutti i giorni.

Riflessioni sulla realtà delle persone

Ma se la visione del Buddha è che siamo come una massa di schiuma, vuota, inconsistente, allora perché ci preoccupiamo della morte, perché ci preoccupiamo della morte delle altre persone? E perché il Buddha ha insegnato per così tanti anni, se vedeva le persone nient’altro che come un miraggio senza sostanza?

E’ di questo che si parla nelle riflessioni.

Spuma di mare

Gli insegnamenti del Buddha

Della visione sovramondana dell’esistenza il Buddha ha parlato molte volte, in modo molto chiaro e molto intenso in questo sutta chiamato appunto “la schiuma”:

Una volta il Benedetto soggiornava presso gli Ayojjha sulle rive del Gange. Là si rivolse ai monaci: “Monaci, supponete che una gran massa di schiuma fluttuasse su questo Gange, e un uomo di buona vista la vedesse, l’osservasse e l’esaminasse. Per lui – vedendola, osservandola ed esaminandola – apparirebbe vuota, inconsistente, senza sostanza: perché quale sostanza potrebbe esserci in una massa di schiuma? Allo stesso modo, un monaco vede, osserva ed esamina ogni forma passata, futura o presente; interna o esterna; grossolana o sottile; comune o sublime; vicina o lontana. Per lui – vedendola, osservandola ed esaminandola – apparirebbe vuota, inconsistente, senza sostanza: perché quale sostanza potrebbe esserci in una forma?

SN 22.95: Phena Sutta – La schiuma

Il Buddha conclude con questi magnifici versi il sutta:

La forma è come una massa di schiuma;
la sensazione, una bolla,
la percezione, un miraggio;
le formazioni mentali, un banano;
la coscienza, un gioco d’illusione —
questo ha insegnato
il parente del Sole.
Importa poco come li si osserva,
come li si esamina,
sono vuote, cave
per chiunque li contempla
a fondo.

A cominciare dal corpo
così come insegnato
dalla perfetta conoscenza:
quando tre cose lo lasciano
— vita, calore e coscienza–
la forma è abbandonata, messa da parte.
Privo di esse
riposa, rigido,
insensibile,
cibo per altri esseri.
Così è e sarà:
è un gioco d’illusione,
chiacchiere di un idiota.

Nessuna sostanza
si può trovare.

Così un monaco, con ferma risoluzione,
deve contemplare gli aggregati
giorno e notte,
con presenza mentale,
vigile;
deve recidere ogni vincolo;
deve fare di sé
il suo rifugio;
deve vivere come se
la sua testa fosse nel fuoco–
per raggiungere la dimensione
da dove non si rinasce.

SN 22.95: Phena Sutta – La schiuma

Referenze

Riflessioni sulla realtà delle persone registrate nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il giorno 25 marzo 2022.

SN 22.95: Phena Sutta – La schiuma, anche nella versione in inglese di Bhikkhu Bodhi.

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