Nel pratica spirituale e, più in generale, nel percorso della vita, ci troviamo spesso a bilanciare tra la naturalezza e la necessità di addestrarci. Questo equilibrio è simile a quello di un musicista che studia per anni per poi suonare come se respirasse. Dopo anni di pratica e sforzo, il musicista può suonare con tale naturalezza e facilità che sembra quasi senza sforzo, come se respirasse. È in questo stato di “sforzo senza sforzo” che il musicista può dare piacere e supporto alle altre persone, portando a frutto la naturalezza appresa.

Nel Nobile Ottuplice Sentiero, vi è il Retto Sforzo (samma vayama), che si articola in quattro sforzi per arrivare ad una mente soffusa soltanto da stati mentali salutari:

  1. Lo sforzo di prevenire l’insorgere di stati mentali non salutari che non sono ancora sorti.
  2. Lo sforzo di abbandonare gli stati mentali non salutari che sono già sorti.
  3. Lo sforzo di far sorgere gli stati mentali salutari che non sono ancora sorti.
  4. Lo sforzo di mantenere e perfezionare gli stati mentali salutari già sorti.

Nella pratica del Dharma, lo sforzo iniziale è un percorso per arrivare a uno stato di non sforzo. Questo non significa che dobbiamo sforzarci in modo eccessivo o forzato. Al contrario, lo sforzo nel Dharma è un processo di addestramento e disciplina che ci porta a sviluppare abilità e qualità positive con naturalezza.

Questo sforzo è supportato dalla gentilezza amorevole, la compassione e la gioia condivisa. Queste qualità non solo ci aiutano a sostenere il nostro sforzo, ma ci permettono anche di coltivare un senso di equanimità. L’equanimità ci permette di rimanere stabili e imperturbabili di fronte alle varie esperienze della vita, sia positive che negative, pienamente liberi e naturali.

Come il musicista, anche noi possiamo portare a frutto la nostra naturalezza appresa. Possiamo utilizzare le nostre abilità e la nostra saggezza per dare sostegno e gioia agli altri. E, attraverso il nostro sforzo, possiamo raggiungere uno stato di “sforzo senza sforzo”, in cui la pratica del Dharma diventa una parte naturale e integrante della nostra vita.

Intoniamo la nostra mente, accordiamola alle note del Dharma per suonare una musica stupenda!

Riflettiamo su queste parole e continuiamo il nostro viaggio nel Dharma con sforzo, intonazione e equanimità.

Buon ascolto!

REFERENZE

Riflessioni sullo sforzo e l’intonazione di Sirimedho Stefano De Luca registrate nel gruppo di meditazione dell’Associazione Kalyanamitta il 12 aprile 2024.

Prima di queste Riflessioni sullo sforzo e l’intonazione  c’è stata una Meditazione sullo sforzo senza sforzo:

Foto di copertina di Steven Cordes.